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Fred Update, l'ultimo Google che premia la qualità

E’ stato denominato Fred update ed è l’ultimo aggiornamento dell’algoritmo di Google ad aver rimescolato profondamente le carte in tavola all’interno della SERP. Stavolta, però, a differenza dell’ultimo Google Penguin, che prendeva di mira i backlink tossici, a finire sotto la lente d’ingrandimento del colosso di Mountain View è stata la qualità dei contenuti.



Come abbiamo spiegato appena una settimana fa, parlando di Content marketing, l’algoritmo di Google premia da sempre con un posizionamento più vantaggioso all’interno della SERP le pagine web che presentano contenuti aggiornati e di qualità.

L’obiettivo di Google è quello di fornire agli utenti risultati di qualità, autorevoli e attendibili, soprattutto quando si tratta di siti web contenenti:
  • Informazioni finanziarie;
  • indicazioni mediche;
  • notizie e contenuti di argomento giuridico;
  • articoli di informazione e notizie politiche e governative.

Ovvero tutti quei contenuti che, in qualche modo, potrebbero influenzare la salute, la stabilità e il benessere di coloro che ne fruiscono.  

Non a caso, già nel lontano 2011, Google aveva lanciato l’algoritmo Panda con l’obiettivo di colpire i siti “content farm”, ovvero pagine web e portali, infarciti di adsense, che aggregano contenuti inutili e ingannevoli col solo fine di attirare un numero elevato di visite e di monetizzare con i click sui banner pubblicitari.

L’ultimo update sembrerebbe, dunque, un ulteriore aggiornamento del vecchio Panda, che, nel corso degli anni, è stato già aggiornato in altre occasioni.

In assenza di dati ufficiali, per ora, tra i siti più colpiti dal Fred update sembrano esserci quelli di news. Non tutti, ma solo quelli colpevoli di fornire contenuti scarsamente informativi, fuorvianti, ingannevoli o duplicati da fonti più autorevoli. E quelli invasi dai banner pubblicitari, tanto da rendere difficoltosa all’utente la fruizione del contenuto informativo.

A confermare il legame tra gli ultimi sommovimenti all’interno della SERP e l’impegno di Google a favore della qualità dei contenuti, c’è anche l’ultimo documento rilasciato da Mountain View, relativo alle linee guida per i Quality Rater, per cui sono da considerarsi di scarsa qualità:
 
  • I siti che imitano altri siti;
  • quelli che, di facciata, si propongono come portali di informazione, ma che veicolano contenuti parziali e di parte, con il solo obiettivo di favorire singoli, imprese o organizzazioni politiche;
  • le pagine web che fanno cattiva informazione e propongono contenuti falsi e non verificati;
  • siti che diffondono teorie cospiratorie, complottistiche e allarmistiche infondate, presentandole come reali;
  • pagine che contengono fatti scientifici non accertati;

Dunque, per non incappare nelle penalizzazioni dell’ultimo aggiornamento di Google, è importante rispettare alcuni parametri fondamentali.

Anche se non ci si occupa di siti d’informazione, occorre sempre tenere presente che le regole valgono per tutti i tipi di materiali informativi, compresi quelli veicolati all’interno di blog e siti aziendali.

A tal proposito, è cruciale:
 
  • Scrivere contenuti originali e non troppo brevi. I materiali devono essere propri e, qualora contengano informazioni tratte da altri siti, devono indicare chiaramente la fonte da cui provengono;
  • le pagine non devono contenere troppi banner pubblicitari. Dev’esserci proporzione tra la lunghezza del contenuto e la quantità degli annunci di affiliazione presenti all’interno della pagina;
  • evitare il clickbaiting, ovvero una titolazione acchiappa click in contraddizione con il reale contenuto della pagina;
  • astenersi dal riportare informazioni se si dubita della loro attendibilità.

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28 Marzo 2017