di Electra Nadalini — MagicNet · 18 agosto 2026
Negli ultimi due anni, tra Bruxelles e Roma, sono cambiate parecchie cose che riguardano il tuo sito: nuove regole sull’accessibilità, il primo regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, e un modo diverso di farsi trovare online. Se ne sente parlare spesso con toni allarmati. Noi preferiamo dirti le cose come stanno: cosa è davvero un obbligo, cosa è buona pratica, e cosa conta per un’azienda che ha un sito.
1. L’accessibilità diventa lo standard (European Accessibility Act)
Dal 28 giugno 2025 è pienamente applicabile l’European Accessibility Act (Direttiva UE 2019/882, recepita in Italia dal D.Lgs. 82/2022). In parole semplici: diversi prodotti e servizi digitali devono essere usabili anche da chi ha una disabilità — chi naviga con un lettore di schermo, solo da tastiera, o con difficoltà visive.
Non riguarda tutti allo stesso modo: interessa soprattutto e-commerce, servizi bancari, biglietterie e trasporti, e-book e le imprese sopra certe soglie; le microimprese che erogano servizi sono in molti casi escluse, e ci sono clausole di proporzionalità. Ma la direzione è chiara: un sito usabile da tutti non è più un “di più”, è la norma. E, a prescindere dall’obbligo, c’è un effetto collaterale che fa comodo a tutti: un sito che una persona cieca riesce a usare è quasi sempre un sito costruito bene — codice pulito, struttura ordinata, testi che si capiscono. E i siti costruiti bene si caricano più in fretta e Google li legge meglio.
2. L’AI Act europeo: trasparenza, non panico
Con il Regolamento UE 2024/1689 (AI Act), in vigore dall’agosto 2024, l’Europa ha dato le prime regole all’intelligenza artificiale. Si applica per gradi: i divieti e l’alfabetizzazione AI dal febbraio 2025, e gli obblighi di trasparenza dall’agosto 2026.
Qui gira molta confusione, quindi mettiamo dei paletti onesti:
- Non esiste un obbligo generale del tipo “se usi l’AI devi dichiararlo ovunque”.
- Gli obblighi di trasparenza sono mirati: un chatbot deve far capire che si sta parlando con un’AI; i deepfake e i contenuti generati dall’AI su temi di interesse pubblico vanno segnalati; chi fornisce i modelli deve marcare i contenuti sintetici.
- I testi di marketing scritti con l’aiuto dell’AI e riletti da una persona non ti rendono “fuorilegge”: vale l’esenzione per la responsabilità editoriale umana.
Tradotto: se hai un assistente virtuale sul sito, l’importante è che dica di essere un’AI (e magari offra il passaggio a un operatore umano). Il resto è soprattutto trasparenza e buona pratica, non un cappio al collo.
Una nota di coerenza: l’assistente virtuale di uno dei siti che seguiamo si presenta proprio così — «Ciao! Sono l’assistente AI…» — e propone di parlare con una persona. È esattamente ciò che serve.
3. In Italia
Il regolamento europeo si applica direttamente anche da noi. In parallelo, l’Italia sta definendo le proprie regole e le autorità competenti (con un ruolo per l’AgID e per l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale), mentre il Garante per la Privacy continua a vigilare su cookie e trattamento dei dati — un tema sempre attuale: un sito che traccia i visitatori senza un vero banner di consenso resta sanzionabile. Le regole nazionali sull’AI sono in evoluzione, quindi per gli obblighi specifici conviene sempre un parere aggiornato.
4. Come ci si trova online sta cambiando: gli assistenti AI
C’è poi un cambiamento più silenzioso, ma enorme: sempre più persone cercano e scelgono tramite assistenti AI (ChatGPT e simili), non solo con la ricerca tradizionale. Questi assistenti “leggono” i siti e li percorrono per costruire le risposte.
Google l’ha messo nero su bianco nei propri strumenti: Lighthouse — il software con cui Google stesso misura i siti, quello che genera i punteggi di PageSpeed — dalla versione 13.3, rilasciata a maggio 2026, ha una categoria in più accanto alle quattro storiche (Prestazioni, Accessibilità, Best practice, SEO): si chiama Navigazione agentica e guarda quanto un sito è comprensibile da un’intelligenza artificiale. Non è una nostra interpretazione: la documentazione è pubblica sul sito per sviluppatori di Chrome, e chiunque può leggersela. Diciamolo con precisione, perché qui l’onestà conta: è una categoria sperimentale e informativa, non incide sul posizionamento e non ti penalizza se è bassa. Ma il fatto stesso che Google l’abbia aggiunta dice la direzione che sta prendendo il reperimento delle informazioni in rete.
Non è una legge: è visibilità. Un sito ben strutturato, con contenuti chiari e “leggibili dalle macchine”, continuerà a farsi trovare; uno costruito solo per l’occhio umano rischia di sparire da questo nuovo canale. In pochi ci stanno ancora attenti — ed è proprio ora il momento di portarsi avanti.
Cosa fare, in concreto
Tenere il sito veloce e accessibile: fa bene alle persone, a Google e alle nuove regole.
- Essere trasparenti sull’uso dell’AI: se c’è un chatbot, deve dirlo.
- Mettere in regola cookie e tracciamento (banner vero, consenso reale).
- Prepararsi alla ricerca guidata dall’AI: struttura solida, contenuti chiari, dati leggibili.
- Per gli obblighi legali specifici, farsi affiancare da un legale: ogni attività è un caso a sé.
Il nostro approccio
Noi la vediamo così: niente allarmismi, niente scorciatoie. Guardiamo il sito, verifichiamo cosa serve davvero, e sistemiamo ciò che conta — spesso scoprendo che qualcosa è già a posto. Se vuoi sapere a che punto è il tuo sito su questi fronti — accessibilità, trasparenza AI, “leggibilità” per gli assistenti — te lo diciamo con i numeri alla mano.
E cominciamo da noi. Il 16 agosto 2026 abbiamo passato magicnet.it a PageSpeed Insights, lo strumento pubblico di Google, sui due punteggi di cui parla questo articolo: Accessibilità 100 e 3/3 nella nuova Navigazione agentica.
Non li scriviamo per vantarci. Li scriviamo perché sono verificabili: puoi rifare la stessa identica misurazione sul nostro sito adesso. E poi puoi rifarla sul sito di chiunque ti stia proponendo di sistemare il tuo.
Electra Nadalini si occupa di siti WordPress e accessibilità in MagicNet dal 2019.
Questo articolo ha scopo informativo e non costituisce consulenza legale. Le norme citate sono in evoluzione: per la posizione specifica della tua attività, verifica con un professionista.
Redatto con l’aiuto di intelligenza artificiale.
