Un po’ da vedere è il sito di una collezione privata di opere d’arte, antiquariato e libri: 304 schede fra 133 opere, 72 artisti, 71 libri e 28 oggetti. La versione nuova è stata pubblicata il 16 agosto 2026 su unpodavedere.it. Il lavoro più grosso non si vede: non è stato rifare le pagine, ma mettere in ordine i dati che c’erano già.
Il punto di partenza
Il sito precedente era costruito con un page builder, uno strumento per comporre le pagine a blocchi senza scrivere codice. Le opere erano articoli di un blog, gli artisti stavano in un «portfolio», i libri in una sezione a parte: tre strutture diverse per la stessa collezione. Artista, materiale e misure erano già in campi dedicati, ma in molte schede erano ripetuti anche a mano nel testo.
A gennaio 2026 Lighthouse, lo strumento di misura di Google, dava alla home 67 su 100 di prestazioni da smartphone, e la pagina si spostava mentre caricava.
Un tema nostro, e la collezione in quattro schedari
Abbiamo scritto un tema WordPress su misura, senza page builder e senza framework, e diviso la collezione in quattro schedari collegati. Ogni opera porta alla scheda del suo artista e ha lo stato (disponibile o no) in un campo proprio; l’archivio si filtra per tipo e per artista. Abbiamo cambiato tutta la struttura senza buttare gli indirizzi che Google conosceva già: i 313 contenuti del sito vecchio rimandano ciascuno alla sua scheda nuova, e li abbiamo verificati uno per uno.
Due regole c’erano prima del primo disegno. Nelle schede, nelle griglie e nella galleria le foto delle opere non si ritagliano: un quadro verticale e un mobile orizzontale stanno insieme senza perdere un bordo. E nessun prezzo esce dal sito: le quotazioni restano un dato interno, fuori dalla pagina, dagli attributi nascosti e dai dati che legge Google. Lo stesso vale per le etichette di magazzino.
Accessibilità: le cose fatte
In cima a ogni pagina c’è un link «Salta al contenuto» e i titoli sono in ordine. Il testo usa un oro più scuro di quello del marchio, perché l’oro pieno non passa la prova del contrasto. Lo stato di un’opera non è mai affidato al solo colore. Menu e ricerca si chiudono con Esc.
Le misure, prima e dopo
Lighthouse sulla home, il 10 gennaio 2026 e il 26 settembre 2026:
| Misura | gennaio 2026 | settembre 2026 |
|---|---|---|
| Prestazioni da smartphone | 67 | 98 |
| Prestazioni da computer | 93 | 100 |
| Contenuto che si sposta (CLS, da smartphone) | 0,401 | 0 |
| Accessibilità | 100 | 100 |
| Buone pratiche | 81 | 100 |
| SEO | 100 | 100 |
Sono misure di laboratorio, a otto mesi di distanza e con versioni diverse dello strumento; a gennaio la misura partiva dall’indirizzo http:// e pagava anche il passaggio a https. Chiunque può rifarle: Lighthouse è dentro Chrome. Un controllo automatico WCAG 2.1 A/AA (axe) su 43 pagine dà zero violazioni.
Il limite che resta
Con il rallentamento reale del browser, da smartphone la home scende a 85 e la scheda di un’opera a 66–76. Circa metà del tempo va a costruire e disegnare la pagina; le statistiche di visita e il gestore dei cookie ne prendono circa un quinto.
E la collezione è in ordine negli schedari, non ancora in ogni scheda. 65 opere su 133 hanno ancora parte dei dati ripetuti nel testo, e 17 non hanno le misure in un campo. Si sistemano una alla volta, quando i pezzi vengono ripresi in mano.
Il lavoro vero non è stato rifare le pagine
La parte più importante del progetto non si vede nel disegno: capire quali informazioni c’erano già, dove stavano e quali collegamenti potevano diventare stabili. Invece di ricostruire il catalogo da zero, abbiamo messo in relazione quello che esisteva: opere e artisti, vecchi e nuovi indirizzi, dati pubblici e dati che restano interni.
Vale per qualunque catalogo, di opere, di macchine o di immobili: prima di progettare le pagine conviene progettare i dati.
Se hai un catalogo cresciuto negli anni fra pagine, campi e programmi diversi, il primo lavoro non è per forza rifarlo: è capire quali dati ci sono già e come rimetterli in relazione. Nella pagina sui siti web spieghiamo come lavoriamo; per l’accessibilità c’è la pagina accessibilità dei siti web.